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La Massaria: il massaro, il mastino e il lupo

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Ai pastori sono da anni affiancati degli indispensabili ausiliari: i cani da pastore, cioè i cani che lavorano con il gregge.
E’ necessario comunque distinguere due tipi di cani da pastore: uno è costituito dai cani che a comando agiscono sul gregge spingendolo ad effettuare le manovre richieste dal pastore e in questo caso si tratta del lupo italiano o cane toccatore o cane paratore.
L’altro gruppo è rappresentato dal cane pastore custode e cioè il cane che ha il compito di difendere le pecore dai predatori e principalmente da lupo; esso è parte attiva e fondamentale del gregge (descrizione tipica pastorale: “Gregge: insieme di armenti composto da 2.000 pecore così ripartito: 1.200 pecore di età superiore ai 30 mesi, 350 pecore tra i 6 e i 18 mesi di età, 350 pecore tra i 18 e i 30 mesi di età e 100 arieti di età diversa. Completano il gregge: 15 cani, 12 cavalli, 4 muli e circa 10 asini”)In qualità di cane pastore custode il mastino o pastore abruzzese è la migliore razza del mondo.
Per quanto concerne i nomi utilizzati per questo tipo di cane in uso presso i pastori, ma risultanti anche da documenti storici, essi sono: “mastino”, “cane mastino”, “cane da massaria di pecore”, “cane da massaria”, “cane da lupo”, “cane bianco d’Abruzzo”, “pastore abruzzese”.

Il termine “mastino” è un termine molto antico ed ha sempre connotato il cane da pastore abruzzese, considerato da sempre il cane della massaria (infatti l’insieme di pecore, casa, recinto e pascolo era ed è tuttora chiamato dai pastori “massaria”).
“Mastino” è la forma abbreviata di “cane da massaria di pecore”; ne consegue quindi che le due parole abbiano la stessa origine.

Commentando la trasposizione del significato del termine “mastino” che da sempre nelle aree agro-pastorali italiane designava il tipo morfologico e funzionale rappresentato dal cane pastore abruzzese e che oggi invece indica il tipo molossoide (ad esempio il mastino napoletano), si evince come detta trasposizione sia errata e come quest’ultimo tipo dovrebbe essere invece indicato dai termini “cane da presa” oppure “cane corso”.

Tutti i pastori e gli utilizzatori pratici che usano il “mastino” come cane pastore custode mettono in evidenza le sue caratteristiche morali e funzionali oltre che il suo coraggio e la forza fisica.

Il compito del mastino abruzzese è quello di combattere i predatori e in primo luogo il lupo, prevenendo e scoraggiando i suo attacchi dapprima minacciandolo a distanza abbaiando, ma senza temere anche un eventuale violento scontro fisico, dal quale uscire vincitore. I mastini abruzzesi riescono quasi sempre ad avere la meglio sul lupo nel corso di un corpo a corpo sfruttando appieno anche la loro superiorità numerica.

Sono state rilevate numerose testimonianze sulla funzione reale del mastino sia dalla viva voce dei pastori e dei massari (descrizione tipica pastorale: “massaro: uomo di fiducia e factotum del proprietario di armenti, situato al primo posto nella gerarchia pastorale. Spesso proprietario anch’esso di greggi e conduttore di aziende agricole”) che estrapolate da documenti storici e da dipinti di famosi artisti come i fratelli Palazzi.

Solitamente per uccidere il lupo venivano utilizzate trappole di vario genere come ad esempio tagliole o fosse, spesso la scoperta delle tane conduceva al ritrovamento dei lupacchiotti che venivano in seguito eliminati , molto spesso il lupo veniva ucciso da cacciatori equipaggiati con il fucile che cacciavano durante il giorno oppure in appostamento notturno.

Una precisa valutazione sulle uccisioni di predatori (lupi, orsi, etc) che possono essere attribuite ai cani pastori custodi può provenire dallo studio delle seguenti fonti: monografie intitolate; notizie relative a catture e/o uccisioni di lupi in provincia di Aquila tra gli anni 1810-1823 e 1877-1924 pubblicate nel 1976 da Umberto D’Andrea di Barrea, uno studioso locale. E sempre negli scritti dello stesso autore: notizie relative alle uccisioni di orsi e lupi in provincia di Chieti nel corso dei secoli passati (1988).

Tra i documenti in oggetto citeremo i più significativi:

“si leggono in queste notizie gli episodi del 1827 in Borrello quando non fu possibile inviare le orecchie dei lupi, ridotte a brandelli dalla ferocia dei cani”; “l’uccisione di lupi ad opera di pastori per mezzo di accette e bastoni, oppure dei cacciatori con i fucili, fu dovuta spesso al valido aiuto dei cani”; “nella provincia aquilana, il 14 dicembre 1817, dei cani da pastore riuscirono addirittura a sbranare una belva in Castelluccio di Lecce”; “in data 1 giugno 1839, l’Ispettore Gigliani, della Direzione Generale di Ponti e Strade, Acque, Foreste e Caccie d’Abruzzo, Citra trasmise all’Intendenza di Chieti un rapporto del guardaboschi di tocco, angeloVincenzo Rulli. Questi avvisò circa la presenza, nel suo circondario forestale, di “un lupo di smisurata grandezza che, a preferenza del bestiame, si avventa agli uomini; e descrisse i seguenti episodi”:

“aveva divorato due giovanette di Roccacasale”;
“un uomo in tenimento di Sulmona”;
“nel bosco affidato alla mia custodia fu incontrato da due caprai, che furono salvati dal coraggio di tre valenti mastini”.



 

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